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Italia o Irlanda: dove ti resta di più?

Sullo stipendio l’Irlanda non è un paradiso fiscale. Sul patrimonio internazionale il quadro può essere completamente diverso. Qui confrontiamo i due sistemi nei punti che contano davvero per una famiglia che si trasferisce.

Perché il confronto è difficile

Chi mette due sistemi fiscali uno accanto all’altro raramente confronta la stessa cosa. In Italia l’IRPEF si applica al reddito complessivo, e per un dipendente questo è già al netto dei contributi previdenziali obbligatori, che per legge non concorrono a formare il reddito. Dall’imposta lorda si tolgono poi le detrazioni, per il lavoro dipendente e per i familiari a carico. L’Irlanda, nel sistema PAYE, tassa lo stipendio lordo e sottrae poi i crediti d’imposta dall’imposta, non dal reddito. Detrazioni italiane e crediti irlandesi si somigliano più di quanto sembri; la base su cui si applica l’aliquota, invece, no.

In più, ciò che si paga accanto all’imposta è costruito in modo diverso nei due paesi. In Italia i contributi del dipendente hanno un massimale annuo, ma solo per chi è entrato nel sistema pensionistico dal 1996 in poi; in Irlanda i prelievi accanto all’imposta non hanno alcun tetto. L’Italia aggiunge poi le addizionali regionali e comunali, che cambiano da un luogo all’altro. Un confronto che mostra solo l’imposta inganna per i redditi alti, e un confronto che mostra solo il netto tace da dove venga la differenza.

Lo facciamo quindi in due passi: prima le due tariffe, poi ciò che corre accanto. E diciamo per ogni cifra a che cosa si riferisce. Chi cerca, invece del confronto, il quadro irlandese completo, dall’obbligo d’imposta alle imposte sulle società, lo trova nel profilo dell’Irlanda del nostro Steueratlas, in tedesco.

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Le due tariffe una accanto all’altra

La tariffa irlandese ha due aliquote, 20 e 40 per cento, con un solo salto a 44.000 euro per una persona sola. Quella italiana ne ha tre: 23 per cento fino a 28.000 euro, 33 per cento fino a 50.000 euro e 43 per cento oltre. La seconda aliquota è al 33 per cento dal 2026; nel 2024 era ancora al 35.

Solo l’imposta sul reddito, 2026
RedditoIrlanda, dopo i crediti d’impostaItalia, IRPEF lorda (art. 11 TUIR)Irlanda: in più USC e PRSI
40.000 euro4.000 euro10.400 euro2.413 euro
60.000 euro11.200 euro18.000 euro3.853 euro
100.000 euro27.200 euro35.200 euro8.231 euro

Valori irlandesi: nostro calcolo da aliquote, fasce e crediti d’imposta per un dipendente single, sullo stipendio lordo. Valori italiani: imposta lorda secondo gli scaglioni dell’art. 11 TUIR sul reddito complessivo, senza le detrazioni dell’art. 13 e senza addizionali regionali e comunali; per un dipendente il reddito complessivo è già al netto dei contributi previdenziali obbligatori (art. 51, comma 2, lettera a). Le due basi non coincidono: la tabella mostra la forma delle due tariffe, non un confronto tra netti.

Fonte: normattiva.it: art. 11 TUIR (DPR 917/1986, testo in vigore dal 1° gennaio 2026), art. 13 (detrazioni) e art. 51, comma 2, lettera a) (contributi esclusi dal reddito); per l’Irlanda Revenue, «Tax rates, bands and reliefs» 2026. Aggiornamento: consultato il 6 novembre 2026; dati irlandesi consultati il 24 agosto 2026.

La tabella mostra soprattutto una cosa: sulla sola linea dell’imposta l’Irlanda è più conveniente in tutti e tre i punti, e lo resta anche togliendo all’imposta italiana la detrazione per lavoro dipendente, che a 40.000 euro è già ridotta e a 50.000 euro si azzera. È proprio da questo sguardo che nasce l’idea dell’Irlanda come paradiso fiscale per i dipendenti. La quarta colonna mostra perché non regge.

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Che cosa corre accanto all’imposta

In Irlanda sullo stesso stipendio pesano altri due prelievi: lo Universal Social Charge, fino all’8 per cento, e la previdenza sociale PRSI al 4,2 per cento, dal 1° ottobre 2026 al 4,35. Entrambi sono senza tetto: non c’è una soglia oltre la quale smettono di correre.

In Italia il dipendente versa i suoi contributi all’INPS, e sopra la prima fascia di retribuzione pensionabile, nel 2026 pari a 56.224 euro, si aggiunge un punto percentuale. Il tetto esiste, ma non per tutti: il massimale annuo della base contributiva, nel 2026 pari a 122.295 euro, vale per i lavoratori iscritti a forme pensionistiche obbligatorie dal 1° gennaio 1996 in poi e chi opta per il sistema contributivo. Sopra quella cifra, per loro, non si versano più contributi. Chi ha contributi da prima del 1996 non ha questo tetto.

I contributi del dipendente in Italia, 2026
SogliaImporto annuoEffetto
Prima fascia di retribuzione pensionabile56.224 eurosopra questa soglia un contributo aggiuntivo dell’1 per cento a carico del lavoratore
Massimale della base contributiva122.295 eurooltre il massimale nessun contributo, per chi è iscritto dal 1996 o ha optato per il contributivo

Fonte: INPS, circolare n. 6 del 30 gennaio 2026, paragrafi 5 e 6 (prima fascia di retribuzione pensionabile e massimale annuo della base contributiva, art. 2, comma 18, legge 8 agosto 1995, n. 335). Aggiornamento: consultato il 6 novembre 2026.

Ne segue la vera struttura del confronto. Fino al massimale italiano i contributi corrono in entrambi i paesi. Sopra, per chi è entrato nel sistema dal 1996, i contributi italiani si fermano e i prelievi irlandesi continuano.

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Dove l’Irlanda conviene e dove no

Tre affermazioni che seguono da quanto sopra e che riteniamo solide.

Primo: sulla linea dell’imposta, ai livelli di reddito della tabella, l’Irlanda è nettamente più conveniente, e il distacco è più ampio di quanto si aspetti un lettore italiano. Dipende dalla prima aliquota più bassa e dal primo salto che arriva molto più tardi: 44.000 euro in Irlanda, 28.000 euro in Italia.

Secondo: il salto irlandese dal 20 al 40 per cento a 44.000 euro colpisce più duramente le famiglie con un solo reddito. Una coppia sposata con un solo stipendio ha in Irlanda una fascia di 53.000 euro, cioè solo 9.000 euro in più di una persona sola; la fascia piena di 88.000 euro la apre solo un secondo reddito. In Italia l’IRPEF è individuale, e per il coniuge a carico c’è una detrazione (articolo 12 del TUIR).

Terzo: con redditi da lavoro alti il vantaggio irlandese si assottiglia, perché USC e PRSI corrono senza tetto. Chi in futuro guadagnerà tutto il suo reddito in Irlanda non dovrebbe contare su un alleggerimento sensibile.

E arriviamo alla frase che regge davvero questa pagina: il motivo fiscale per trasferirsi in Irlanda non sta nella tariffa sul reddito da lavoro. Sta nel trattamento dei redditi esteri per chi non ha il domicilio irlandese, e lo spiega la pagina Non-dom. Chi non ha redditi esteri non trova in Irlanda un vantaggio fiscale, ma un’altra vita.

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Quanto si guadagna nei due paesi

Per inquadrare il tutto serve sapere su che cosa cadono queste aliquote. L’istituto di statistica irlandese CSO misura per il primo trimestre 2026 una retribuzione settimanale media di 1.064,59 euro; l’ISTAT, nella sua rilevazione sulla struttura delle retribuzioni, una retribuzione lorda annua media di 37.302 euro per il 2022, ricondotta ad anno intero e tempo pieno.

Retribuzioni, misure diverse
PaeseMisuraValore
IrlandaRetribuzione settimanale media, primo trimestre 20261.064,59 euro
IrlandaRetribuzione oraria media32,93 euro
ItaliaRetribuzione lorda annua media, tempo pieno, 202237.302 euro
ItaliaRetribuzione oraria media, ottobre 202216,4 euro
ItaliaRetribuzione oraria mediana, 202213,35 euro

Il dato irlandese comprende tutti i dipendenti, anche a tempo parziale, con in media 32,3 ore pagate a settimana. Il dato italiano riguarda il 2022, le unità con almeno 10 dipendenti e una retribuzione ricondotta a tempo pieno. Due statistiche, due metodi, due anni: nessuno dei valori è un confronto diretto.

Fonte: CSO, «Earnings and Labour Costs Q1 2026 (Final), Q2 2026 (Preliminary Estimates)», pubblicato il 25 agosto 2026; ISTAT, «La struttura delle retribuzioni in Italia, anno 2022», statistica report del 20 gennaio 2025. Aggiornamento: dati irlandesi consultati il 23 ottobre 2026, dati italiani il 6 novembre 2026.

Che cosa resta di uno stipendio irlandese dopo i tre prelievi, voce per voce, lo mostra la pagina Imposta sul reddito, USC e PRSI. Quanto costa la vita quotidiana nella regione, la pagina Costo della vita.

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Dividendi italiani: la trappola per i non-dom

Un punto appartiene a questa pagina anche se non fa parte del confronto tra tariffe, perché riguarda chiunque tenga azioni italiane.

Sui dividendi pagati a chi non è residente l’Italia trattiene alla fonte il 26 per cento (art. 27, comma 3, del DPR 29 settembre 1973, n. 600, con l’aliquota del 26 per cento dell’art. 3 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66). La convenzione con l’Irlanda le lascia al massimo il 15 per cento (art. 9, par. 2, della convenzione). La differenza di 11 punti torna solo su domanda.

E questa riduzione è un beneficio della convenzione. Il Protocollo aggiuntivo, all’articolo 1, lettera a), lo limita alla parte dei redditi trasferita in Irlanda. Chi lascia il dividendo fuori dall’Irlanda risparmia l’imposta irlandese e perde la riduzione: il 26 per cento diventa definitivo. Nemmeno il rimborso che la legge italiana riconosce ai non residenti, fino a undici ventiseiesimi della ritenuta, per l’imposta pagata all’estero in via definitiva sugli stessi utili (art. 27, comma 3, DPR 600/1973), aiuta qui, perché su un dividendo non trasferito in Irlanda un’imposta estera non c’è. Chi lo trasferisce ottiene la riduzione e porta il dividendo nella tassazione irlandese. In entrambe le direzioni, del vantaggio non-dom sulle azioni italiane resta poco.

Due punti da conoscere: la domanda di rimborso va presentata entro 48 mesi dalla ritenuta (art. 38 del DPR 29 settembre 1973, n. 602). E l’Irlanda accredita l’imposta italiana rimasta sull’imposta irlandese degli stessi redditi (articolo 21, paragrafo 1, lettera a, della convenzione). La norma stessa e il suo raggio d’azione stanno nella pagina La convenzione Italia-Irlanda.

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Che cosa cambia nel 2027

Questa pagina confronta l’Irlanda con l’Italia, e il titolo lo dice, perché un confronto vale quanto il paese a cui si riferisce. Per l’Italia il 2027 porta un cambio di codice, non di aliquote.

Dal 1° gennaio 2027 il TUIR del 1986 lascia il posto al nuovo testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117). Gli scaglioni restano all’articolo 11, con le stesse aliquote del 23, 33 e 43 per cento. Anche la ritenuta sui dividendi lascia il DPR 600 del 1973: su normattiva l’articolo 27 risulta in vigore fino al 31 dicembre 2026 e poi abrogato dal testo unico in materia di versamenti e di riscossione (decreto legislativo 24 marzo 2025, n. 33). Chi legge una norma in una lettera o in un modulo, quindi, controlli prima a quale codice si riferisce.

Che cosa succede sul piano fiscale quando lasci l’Italia sta nella pagina Trasferirsi dall’Italia: cosa viene tassato, la convenzione stessa nella pagina La convenzione Italia-Irlanda. La consulenza si svolge in inglese.

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Il primo passo è una conversazione

Se l’Irlanda sia più conveniente per il tuo reddito dipende da che cosa lo compone. È proprio questo che calcoliamo con te. La consulenza si svolge in inglese.

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