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Autonomo o Limited? È una scelta da fare prima del trasferimento.

L’Irlanda rende il lavoro autonomo semplice sul piano amministrativo, ma non sempre conveniente sul piano fiscale. Ti mostriamo quando una società può essere il punto di partenza migliore.

Sole trader o società

Per un’attività in proprio l’Irlanda conosce la stessa scelta di fondo che conosci dall’Italia: lavorare a proprio nome come sole trader, l’equivalente della ditta individuale o del professionista con partita IVA, oppure attraverso una società.

Il sole trader si apre in fretta e costa poco da gestire: nessuna costituzione, nessun bilancio da pubblicare, gli utili confluiscono direttamente nella tua imposta sul reddito. Il prezzo è scritto nella prossima sezione: oltre un certo livello di utile, su ogni euro in più paghi più della metà.

La società rovescia il quadro: 12,5 per cento sugli utili d’impresa, in cambio di costi di costituzione e di gestione, pubblicità dei conti e delle maggiorazioni sugli utili non distribuiti, che per chi presta servizi scattano in fretta. Che cosa regge una società irlandese e che cosa no lo trovi per intero nella pagina La società irlandese; la costituiamo e la seguiamo nel tempo con la nostra costituzione di società.

Una regola empirica, di proposito, non la diamo: a seconda di quanto devi prelevare, del tipo di attività e delle maggiorazioni delle sezioni 440 e 441 TCA, il confine cade in punti molto diversi.

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I prelievi sugli autonomi

Gli autonomi pagano la stessa imposta sul reddito dei dipendenti, con le stesse fasce e le stesse aliquote. Al posto del credito d’imposta per i dipendenti c’è l’earned income credit, dello stesso importo di 2.000 euro.

Sull’USC vale un inasprimento che colpisce solo gli autonomi: sui redditi oltre 100.000 euro si aggiunge una maggiorazione del 3 per cento, così che l’aliquota USC più alta arriva all’11 per cento. Insieme al 40 per cento di imposta sul reddito e alla PRSI, oltre quella soglia si arriva a un’aliquota marginale di circa il 55 per cento, più di qualsiasi dipendente.

USC per gli autonomi, 2026
Scaglione di redditoAliquota
I primi 12.012 euro0,5 per cento
Fino a 28.700 euro2 per cento
Fino a 70.044 euro3 per cento
Fino a 100.000 euro8 per cento
Oltre11 per cento

La maggiorazione del 3 per cento vale per i redditi non soggetti a ritenuta in busta paga.

Fonte: Revenue, “Tax rates, bands and reliefs”; ampiezza delle fasce 2026 dalle sintesi del Budget 2026 di KPMG Irlanda e Grant Thornton Irlanda, concordanti. Aggiornamento: consultato il 24 agosto 2026.

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Classe S: si paga poco, si riceve poco

La previdenza degli autonomi si chiama classe S. L’aliquota è del 4,2 per cento fino al 1° ottobre 2026 e del 4,35 per cento dopo; per l’anno d’imposta 2026 l’amministrazione stessa indica un’aliquota media del 4,2375 per cento. Il contributo minimo è di 650 euro l’anno.

Per chi viene dall’Italia è pochissimo: un professionista iscritto alla Gestione separata dell’INPS senza altra copertura versa nel 2026 il 26,07 per cento. Ma il rovescio della medaglia va detto con onestà: la classe S copre meno della classe dei dipendenti, soprattutto nessuna indennità di disoccupazione nel senso abituale. La pensione statale, invece, la costruisce. Chi arriva da un sistema con contributi molto più alti dovrebbe colmare la differenza con soluzioni private, in modo consapevole, invece di contarla semplicemente come risparmio.

Classe S, 2026
PuntoValore
Aliquota fino al 1° ottobre 20264,2 per cento
Aliquota successiva4,35 per cento
Aliquota media per la dichiarazione4,2375 per cento
Contributo minimo650 euro

Fonte: Department of Social Protection, SW14 “PRSI 2026 Contribution Rates and User Guide” (gennaio 2026) e Advance Notice dell’8 ottobre 2025, gov.ie. Aggiornamento: consultato il 24 agosto 2026.

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Gli obblighi

Gli autonomi sono soggetti all’autoliquidazione: registrazione presso Revenue, dichiarazione annuale con il Form 11, acconto nell’anno in corso. Le scadenze, la proroga tramite ROS e le maggiorazioni per i ritardi sono raccolte nella pagina registrazione e scadenze; la registrazione e la prima dichiarazione le curiamo noi con la registrazione fiscale come non-dom.

A seconda del volume d’affari e dell’attività si aggiunge l’obbligo IVA; soglie e aliquote sono nella pagina sull’IVA in Irlanda, e vanno verificate prima del primo incasso irlandese, non dopo.

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Autonomo e non-dom

Per finire, la domanda che arriva in ogni conversazione con un autonomo: lo status di non-dom mi aiuta?

Per l’attività in sé, di regola, no. Un’attività in proprio che svolgi in Irlanda produce redditi irlandesi, e sui redditi irlandesi la remittance basis non agisce. Chi esercita la sua consulenza, il suo studio o il suo mestiere da una scrivania irlandese paga l’aliquota irlandese piena, non-dom o no.

Lo status diventa prezioso accanto all’attività: per il capitale, le partecipazioni estere e i redditi che con l’Irlanda non hanno nulla a che fare. Tracciare con ordine questo confine, tra ciò che si guadagna in Irlanda e ciò che cresce fuori, è il vero compito di pianificazione di una famiglia di autonomi prima del trasferimento.

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Il primo passo è una conversazione

Sole trader o società è un calcolo, non una questione di gusti. Lo impostiamo sui tuoi numeri.

La consulenza si svolge in inglese.

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