Iscriversi all’AIRE è facile. Andarsene in regola con il fisco è un’altra cosa.
Consolato, ultima dichiarazione dei redditi e scadenze brevi: che cosa va ancora sistemato in Italia prima e dopo il trasferimento, e perché la data che conta non è quella del volo.
Che cosa si chiude in Italia
In Irlanda non esiste un’anagrafe dei residenti come quella dei comuni italiani; quello che si fa lì al suo posto, dal PPS number alla registrazione fiscale, lo trovi nella sezione Arrivare e nella pagina Registrazione e scadenze. Questa pagina tratta l’altro lato del trasloco: la chiusura ordinata in Italia.
| Passaggio | Quando | Che cosa comporta |
|---|---|---|
| Iscrizione all’AIRE | entro 90 giorni dal trasferimento, all’ufficio consolare competente (per l’Irlanda l’ambasciata d’Italia a Dublino) | senza dichiarazione: sanzione da 200 a 1.000 euro per ogni anno di omissione |
| Ultima dichiarazione da residente | per l’anno in cui sei stato residente per la maggior parte del periodo d’imposta | tutti i redditi dell’anno, ovunque prodotti, con il quadro RW per le attività estere |
| Dichiarazioni da non residente | per ogni anno successivo con redditi prodotti in Italia | solo i redditi di fonte italiana, per esempio quelli degli immobili in Italia |
Fonte: normattiva.it: legge 27 ottobre 1988, n. 470, art. 6; legge 24 dicembre 1954, n. 1228, art. 11, comma 2; DPR 917/1986, artt. 2 e 23 (testo vigente al 6 novembre 2026); Agenzia delle Entrate, istruzioni Redditi PF 2026, fascicolo 2 (quadro RW e Parte III, persone fisiche non residenti); ambasciata d’Italia a Dublino, pagina AIRE. Aggiornamento: consultato il 6 novembre 2026.
L’AIRE: novanta giorni e una dichiarazione
Chi trasferisce la residenza da un comune italiano all’estero deve dichiararlo all’ufficio consolare competente entro novanta giorni: lo prevede l’articolo 6 della legge 470 del 1988. Per l’Irlanda è competente l’ambasciata d’Italia a Dublino; la domanda, gratuita, si fa online con un documento e una prova dell’indirizzo irlandese, per esempio la lettera del PPS number. Il consolato la comunica poi al tuo comune.
Dal 2024 la scadenza ha un prezzo: chi omette la dichiarazione paga una sanzione da 200 a 1.000 euro per ciascun anno in cui l’omissione continua.
Ma l’AIRE è soprattutto un indizio, non un interruttore. La residenza fiscale non finisce con la cancellazione dall’anagrafe, finisce quando in Italia non hai più né la residenza civile, né il domicilio, né la presenza per la maggior parte dell’anno. Le regole che ti seguono dopo la partenza hanno una pagina loro: La residenza fiscale dopo il trasferimento.
L’anno della partenza vale per intero
Il fisco italiano non divide l’anno in due. Sei residente per l’intero periodo d’imposta se, per la maggior parte dell’anno, contando anche le frazioni di giorno, hai in Italia la residenza civile, il domicilio, inteso come il luogo in cui si sviluppano in via principale le tue relazioni personali e familiari, oppure la presenza fisica. Così dispone l’articolo 2 del TUIR nel testo in vigore dal 2024. Per più della metà dell’anno vuol dire 183 giorni, 184 negli anni bisestili.
Ne segue una regola pratica che pesa sulla scelta della data: chi parte a marzo, con tutta la famiglia e senza tenere una casa in Italia, è di norma non residente già per l’anno della partenza. Chi parte a ottobre resta residente in Italia per tutto quell’anno, con tutti i redditi del mondo. In più, la legge presume residente, salvo prova contraria, chi è rimasto iscritto all’anagrafe dei residenti per la maggior parte dell’anno: un motivo in più per non rimandare la dichiarazione al consolato.
Se nello stesso anno anche l’Irlanda ti considera residente, decide la convenzione tra i due Paesi, con una soglia precisa: 91 giorni di presenza in Italia nell’anno fiscale.
L’ultima dichiarazione e il quadro RW
Per l’ultimo anno da residente presenti una dichiarazione Redditi PF ordinaria, con tutti i redditi dell’anno, ovunque prodotti: anche lo stipendio irlandese dei mesi già trascorsi in Irlanda, con il credito per l’imposta pagata lì.
Nella stessa dichiarazione c’è il quadro che molti dimenticano, il quadro RW. Lo compilano le persone fisiche residenti in Italia che nel periodo d’imposta detengono investimenti e attività finanziarie all’estero, anche se le hanno chiuse prima della fine dell’anno. Per chi parte significa che il conto irlandese aperto nei mesi dell’anno di residenza, la casa comprata in Irlanda o un deposito titoli estero vanno indicati, e che sugli stessi valori si calcolano l’IVIE per gli immobili e l’IVAFE per i prodotti finanziari. I soli conti bancari esteri restano fuori dal monitoraggio finché il loro valore massimo complessivo nell’anno non supera i 15.000 euro, ma il quadro va compilato comunque se è dovuta l’IVAFE.
Dall’anno successivo, da non residente, il quadro RW non ti riguarda più: è un obbligo dei residenti. Dal 1° gennaio 2027 cambiano i riferimenti, non le regole: il TUIR lascia il posto al nuovo testo unico delle imposte sui redditi (decreto legislativo 117 del 2026), il quadro RW passa all’articolo 58 del testo unico su adempimenti e accertamento (decreto legislativo 141 del 2026).
Che cosa resta in Italia dopo
Dopo la partenza l’Italia tassa solo ciò che è prodotto in Italia: i redditi degli immobili che possiedi lì, il lavoro svolto in Italia, le pensioni pagate da enti italiani e alcune plusvalenze su partecipazioni in società italiane. Chi ha redditi di questo tipo presenta ogni anno la dichiarazione da non residente. Dividendi e interessi tassati alla fonte con ritenuta a titolo d’imposta, invece, non vanno dichiarati.
Quanto ne possa tenere l’Italia lo decide la convenzione con l’Irlanda, con una clausola che lega l’esenzione italiana ai soldi trasferiti in Irlanda: la trovi nella pagina La clausola sulle rimesse; le pensioni hanno una pagina loro, La pensione italiana in Irlanda. Il grande capitolo dell’anno della partenza per chi ha un’impresa, l’imposizione in uscita, sta invece nella pagina Trasferirsi dall’Italia: cosa viene tassato.
Che cosa l’AIRE non è
Una frase per finire, perché nelle consulenze torna sempre: l’iscrizione all’AIRE non è una pianificazione fiscale. Da sola non chiude la residenza in Italia e non sostituisce il trasferimento vero del centro della vita, con la famiglia, la scuola e la quotidianità in Irlanda.
Vale anche il contrario: chi non si iscrive non resta per questo in regola con l’Italia, accumula solo sanzioni e problemi di carte. L’AIRE va sulla lista del trasloco per quello che è: una scadenza con una sanzione, che si sbriga in mezz’ora, e un tassello del quadro che più avanti l’Agenzia delle Entrate o un giudice si faranno del tuo trasferimento. Il lato irlandese, la registrazione presso Revenue e la prima dichiarazione irlandese, lo seguiamo noi con la registrazione fiscale come non-dom.
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