Aggiornamento del 17 settembre 2026: questo articolo descrive la procedura secondo la regola dei cinque anni, in vigore allora come oggi. Il 9 settembre 2026 il governo irlandese ha deciso di far redigere con priorità una legge che porta i cinque anni a otto e introduce requisiti di lingua, di conoscenza della società e di autosufficienza economica. Nulla di tutto questo è in vigore.
La parte che per te non vale
Chi si informa sulla naturalizzazione irlandese trova subito un sistema di permessi di soggiorno chiamati Stamp 1, Stamp 1G, Stamp 2 e Stamp 4, e la questione di quali di questi periodi contino per la cittadinanza. Per i cittadini dello Spazio economico europeo e della Svizzera tutto questo dibattito non ha oggetto.
Citizens Information lo dice testualmente: chi è cittadino di uno Stato del SEE, della Svizzera o del Regno Unito non deve registrarsi per un Irish Residence Permit, e tutti i periodi di residenza in Irlanda contano per la naturalizzazione. Gli italiani rientrano nella libera circolazione dell’Unione. Non c’è nessun timbro da collezionare e nessuna categoria in cui potresti ricadere.
Il sistema diventa rilevante in un solo caso: quando uno dei coniugi viene da un Paese terzo. Per quella persona corre allora una procedura propria con termini propri, e va valutata caso per caso.
La regola che conta
Il requisito di residenza ha due parti che devono valere insieme: un anno di residenza continuativa subito prima della domanda, più quattro anni di residenza negli otto anni precedenti. In tutto sono cinque anni in una finestra di nove.
La prima parte è quella severa. «Continuativa» non va presa alla lettera, ma quasi: nell’ultimo anno sono ammessi circa 70 giorni di assenza, con la possibilità di altri 30 per motivi eccezionali riconosciuti. Chi nell’anno decisivo ne accumula di più, sposta la domanda.
| Grandezza | Situazione a inizio 2026 |
|---|---|
| Residenza prima della domanda | 1 anno continuativo |
| Residenza negli otto anni precedenti | 4 anni |
| Assenza ammessa nell’ultimo anno | circa 70 giorni, più fino a 30 per motivi eccezionali |
| Diritto di domanda, non rimborsabile | 175 euro |
| Diritto per il certificato in caso di concessione | fino a 950 euro |
| Permesso di soggiorno per cittadini SEE e svizzeri | non necessario |
Fonte: Immigration Service Delivery (irishimmigration.ie) e Citizens Information sulla procedura di naturalizzazione; diritti secondo il tariffario del ministero della Giustizia. Aggiornamento: 9 febbraio 2026.
La scorecard: perché il vero lavoro è la prova
Per gli adulti la domanda si presenta su un portale online, e la prova segue un sistema a punti. In parole semplici devi raggiungere un certo punteggio per la tua identità e di nuovo lo stesso punteggio per ogni singolo anno di residenza che fai valere. I documenti valgono punteggi diversi, e le prove ufficiali forti contano più di quelle deboli.
Il punto decisivo della costruzione: i due ambiti non si compensano tra loro. Chi per l’identità è ben sopra la soglia ma per un singolo anno di residenza è sotto, quell’anno non l’ha dimostrato. E un anno di residenza non dimostrato per la procedura non esiste, anche se lo si è davvero trascorso in Irlanda.
È proprio qui che i cittadini UE inciampano più spesso, e il motivo è paradossale: siccome non devono registrarsi da nessuna parte, nei primi anni lasciano poche tracce negli uffici. Chi non ha un datore di lavoro irlandese, non riceve prestazioni sociali e ha i redditi dall’estero produce pochi dei documenti che il sistema a punti premia.
La conseguenza pratica va messa all’inizio dei cinque anni, non alla fine: conserva dal primo mese tutto ciò che prova la tua residenza. Documenti fiscali di Revenue, il fisco irlandese, avvisi della Local Property Tax, certificati di frequenza scolastica dei figli, contratti e bollette di luce, acqua, internet e assicurazione, estratti conto di una banca irlandese, la prova dell’iscrizione dal medico di base. Ogni anno ha bisogno della sua cartella.
La discrezionalità che non si può pianificare
In Irlanda la naturalizzazione non è un diritto che nasce in automatico quando i requisiti sono soddisfatti. Il ministro competente decide con discrezionalità, e questa discrezionalità è ampia. Non c’è un termine entro cui si debba decidere, e un rifiuto non deve essere motivato come ci si aspetterebbe da un provvedimento amministrativo.
Non è un motivo di preoccupazione per il caso normale di una famiglia senza ombre, ed è un motivo per non scrivere la naturalizzazione come una data in un piano. Chi costruisce una struttura che dipende dal fatto che il passaporto arrivi esattamente dopo sessanta mesi, la costruisce su un’ipotesi che l’amministrazione non ha promesso da nessuna parte.
Sui tempi di lavorazione: secondo l’amministrazione la mediana è oggi di circa otto mesi fino alla decisione, ben sotto i valori degli anni dal 2021 al 2023. Fino al certificato in mano passa di regola più tempo, perché dopo il sì va pagato il diritto per il certificato e va fissata la cerimonia. Questo numero si muove, e non è una promessa. La fonte affidabile sono le interrogazioni parlamentari all’Oireachtas, in cui il ministero della Giustizia indica i valori aggiornati; chi vuole sapere la situazione al momento della propria domanda guarda lì.
La cerimonia
L’ultimo passo è pubblico e si svolge in gruppo. Per aprile 2026 sono di nuovo in programma a Killarney cerimonie di naturalizzazione in grande formato, dopo una fase in cui l’amministrazione ha smaltito l’arretrato degli anni della pandemia. Lì si presta la dichiarazione di fedeltà, e da quel momento si è cittadini. Il passaporto è una domanda separata, successiva, all’ufficio passaporti.
E la domanda da chiarire prima
Prima che chiunque presenti domanda, va chiarita un’altra questione: che cosa succede alla cittadinanza italiana.
L’Italia ammette la doppia cittadinanza. Per l’articolo 11 della legge 91 del 1992 il cittadino che acquista una cittadinanza straniera conserva quella italiana; può rinunciarvi, se risiede all’estero, ma non la perde per il solo fatto di diventare irlandese. Un italiano che diventa irlandese resta italiano.
Per una famiglia italiana la naturalizzazione è quindi un’aggiunta, non una scelta con un prezzo. Il tema per esteso è nella pagina sulla doppia cittadinanza, la procedura nella pagina sulla naturalizzazione.
Che cosa ti porti a casa
I cinque anni sono il numero facile. Quelli difficili sono l’anno continuativo con i suoi 70 giorni e la prova senza buchi di ogni singolo anno. Chi tiene d’occhio questi due punti dal primo mese ha in mano il resto della procedura. Chi comincia al quinto anno perde tempo che non recupera più.
Che cosa apre alla fine il passaporto
Visto che la procedura è faticosa, conviene guardare a che cosa serve. Il passaporto irlandese è un passaporto UE con piena libertà di circolazione nell’Unione, cosa che un italiano ha già.
Il secondo punto è quello davvero raro. Grazie alla Common Travel Area i cittadini irlandesi hanno nel Regno Unito diritti che nessun altro cittadino UE ha lì: vivere, lavorare, studiare e accedere alle prestazioni senza permesso di soggiorno e senza l’EU Settlement Scheme. Il limite fa parte del quadro: non si tratta di un trattato internazionale, ma di diritto interno di entrambe le parti più un memorandum non vincolante del 2019. Che cosa significa nel dettaglio e dove sono i confini, lo trovi nella pagina sulla Common Travel Area.
E i figli
Per i figli vale una strada propria, ed è più breve. Un figlio che soddisfa i requisiti tramite la residenza della famiglia viene naturalizzato con una domanda propria; la struttura dei diritti è diversa da quella degli adulti. Chi nasce in Irlanda non diventa per questo solo automaticamente cittadino, ma soltanto a condizioni aggiuntive legate alla residenza dei genitori.
Per le famiglie italiane la prudenza serve su un altro punto. Dal 28 marzo 2025 l’articolo 3-bis della legge 91 del 1992 considera non aver mai acquistato la cittadinanza italiana chi nasce all’estero ed è in possesso di un’altra cittadinanza, salvo che ricorra una delle condizioni di legge, per esempio un genitore o un nonno che possiede esclusivamente la cittadinanza italiana, o un genitore che ha risieduto in Italia per almeno due anni continuativi dopo essere diventato italiano e prima della nascita. Chi aspetta un figlio in Irlanda lo verifica prima della nascita, non dopo. La strada per discendenza, se c’è un nonno irlandese, funziona in modo completamente diverso ed è descritta nella pagina sulla cittadinanza per discendenza.
I tempi, fatti con realismo
Chi vuole sapere quando il passaporto potrebbe essere in casa conta in quattro blocchi e non con un solo numero. Cinque anni di residenza, l’ultimo continuativo. Poi la raccolta delle prove, che con un archivio ordinato richiede settimane e senza mesi. Poi la lavorazione da parte dell’amministrazione, la cui mediana è oggi di circa otto mesi e che nel singolo caso può durare di più. E infine il tempo tra il sì, il diritto per il certificato, la cerimonia e la domanda di passaporto.
Chi completa il trasloco nell’estate 2026 avrà quindi il passaporto in mano al più presto in qualche momento del 2032, e solo se non succede nulla e se la discrezionalità viene esercitata a suo favore. Non è un motivo per rinunciare. È un motivo per non costruire una struttura che dipenda da un mese preciso.
Fonti
- Immigration Service Delivery, naturalizzazione, requisiti, domanda online e prove richieste, irishimmigration.ie.
- Citizens Information, periodi di residenza dei cittadini SEE e svizzeri e loro computo, citizensinformation.ie.
- Houses of the Oireachtas, interrogazioni parlamentari sui tempi di lavorazione e sul numero di decisioni, oireachtas.ie.
- Legge 5 febbraio 1992, n. 91, artt. 3-bis e 11, testo vigente, normattiva.it.
- Per la nota di aggiornamento: Immigration Service Delivery, comunicazioni sull’annullamento delle cerimonie del 14 e 15 aprile 2026 e sulle date di recupero del 22 e 23 giugno 2026, irishimmigration.ie.
