Tuo figlio non impara l’inglese come materia, ma come vita.
All’inizio costa fatica. Poi succede qualcosa che in classe non si riesce quasi a ottenere: l’inglese diventa la lingua degli amici, della scuola e della quotidianità, e a un certo punto semplicemente scontata.

La preoccupazione arriva in ogni colloquio, di solito nel primo terzo: mio figlio parla l’inglese della scuola, ma non quello vero. Riuscirà a seguire le lezioni? Perderà un anno? E dietro, non detto: sto chiedendo a mio figlio qualcosa che lo travolge?
La preoccupazione è legittima, ed è proprio per questo che qui riceve una risposta onesta invece di una formula da dépliant. Sì, i primi mesi sono fatica. Eppure alla fine l’inglese come lingua di scuola è uno dei motivi più forti di questo trasferimento, non uno dei suoi rischi. Andiamo con ordine.
La lingua del mondo nella vita, non solo in classe

In Italia i ragazzi studiano l’inglese qualche ora alla settimana, come materia, con l’interrogazione sui vocaboli. Il risultato è un dignitoso inglese scolastico: abbastanza per il compito in classe, troppo poco per un colloquio di lavoro a Londra o per l’università ad Amsterdam.
In Irlanda il rapporto si capovolge. L’inglese non è più la materia, è il mezzo: l’ora di matematica si fa in inglese, il litigio in cortile, l’allenamento di hurling, la festa di compleanno del figlio dei vicini. Un bambino che passa qualche anno in una scuola irlandese non impara l’inglese come una lingua straniera, ma come una seconda lingua madre, con tutto quello che la lezione non può dare: velocità, ironia, sfumature.
E a differenza di quasi ogni altra meta di espatrio, la lingua che tuo figlio guadagna non è una moneta locale. Lo spagnolo del Paraguay, il portoghese del Portogallo: preziosi, ma limitati. L’inglese è la lingua in cui il mondo lavora. È l’unico regalo di questo trasferimento che trova posto in ogni possibile curriculum di tuo figlio, che finisca un giorno a Dublino, a Milano o a Singapore.
Il periodo di passaggio, raccontato con onestà

Ora la parte che il marketing dell’espatrio tende a tacere: l’inizio è faticoso. Un bambino che a settembre entra in una classe irlandese, nelle prime settimane non capisce tutto. Torna a casa stanco, perché una giornata di scuola in una lingua straniera costa il doppio della concentrazione. Ci sono giorni in cui non vuole andare a scuola, e sere in cui ti chiedi se la decisione sia stata giusta.
Questa fase è normale, e passa. Più il bambino è piccolo, più è veloce: un bambino nelle classi infant entra nella lingua in pochi mesi, un adolescente ci mette di più e per questo merita ancora più riconoscimento. Le scuole conoscono la situazione; i bambini con l’inglese come lingua aggiuntiva sono un caso familiare nel sistema irlandese, per il quale il ministero dell’Istruzione mette a disposizione delle scuole fondi aggiuntivi. Quanto sostegno possa dare una scuola concreta cambia da posto a posto, ed è proprio questo che dovresti chiedere quando visiti la scuola.
Quello che puoi fare come famiglia è poco spettacolare e funziona: arrivare presto invece che a metà anno, la società sportiva fin dal primo mese, e pazienza con un bambino che sta facendo qualcosa di straordinario. Di più nel calendario su trasferirsi con i figli.
La materia irlandese e l’esonero

A un certo punto della ricerca ogni famiglia inciampa nella stessa scoperta: i bambini irlandesi a scuola imparano anche l’irlandese, come materia obbligatoria fin dalla prima classe. E per un momento resta sospesa la domanda se il proprio figlio debba ora imparare due lingue straniere insieme.
Per i bambini arrivati dall’estero la risposta, di regola, è no. Esiste un esonero regolato dalla materia irlandese, e il caso più importante è proprio il tuo.
| Regola | Contenuto |
|---|---|
| Chi lo ottiene | i bambini che sono andati a scuola fuori dall’Irlanda per almeno 3 anni di seguito senza poter imparare l’irlandese e che al momento dell’iscrizione hanno 12 anni o più, oppure hanno completato all’estero la scuola primaria |
| Dove lo chiedi | alla direzione della scuola, con la prova dell’età e del percorso scolastico precedente |
| Dove non vale | in una Gaelscoil, cioè una scuola in cui si insegna in irlandese |
| Se viene respinto | ricorso entro 30 giorni all’Irish Exemptions Appeal Committee (IEAC) |
Fonte: Citizens Information, “Exemption from studying Irish” (aggiornata al 29 aprile 2026). Aggiornamento: consultato il 23 agosto 2026.
I bambini più piccoli, che entrano nelle prime classi, l’irlandese invece lo imparano semplicemente insieme agli altri, e nella pratica non è un dramma ma parte dell’arrivo: qualche parola di irlandese fa parte della giornata di scuola irlandese come la divisa. La materia diventa davvero rilevante per gli esami solo negli anni più alti, ed è lì che per chi arriva dall’estero scatta l’esonero.
Che cosa succede all’italiano

La seconda domanda sulla lingua si pone più in sordina, un anno o due dopo: l’inglese del bambino è ormai migliore di quello dei genitori, e all’improvviso ti accorgi che a cena infila parole inglesi nelle frasi italiane. Che cosa succede alla prima lingua dipende da quanto la curate o la lasciate andare.
Detto con onestà: da solo l’italiano non resta al livello della lingua scritta. Parlato resta, finché in casa si parla italiano. Leggere e scrivere richiedono intenzione: libri italiani in casa, videochiamate con i nonni, magari lezioni a distanza di italiano come materia. È un lavoro da genitori che nessuno fa al posto vostro.
In un punto il sistema dà perfino una mano: l’italiano è nelle scuole irlandesi una materia d’esame regolare del Senior Cycle, con prova scritta, prova orale e prova di ascolto, a due livelli. Un bambino italiano la cui scuola offre la materia può quindi portare la sua lingua madre come materia del Leaving Certificate, l’unica in cui è avanti a tutti gli altri. Come il Senior Cycle si inserisce nella struttura della scuola irlandese lo mostra la pagina sul sistema scolastico.
Fonte: NCCA, curriculumonline.ie, Senior Cycle Subjects: Italian (Leaving Certificate). Aggiornamento: consultato il 6 novembre 2026.
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